Micron Document
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CEMSA
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La mwbqCEMSA (sigla di mwbgCostruzioni Elettro Meccaniche di Saronno) è stata un'azienda mwbwitaliana di costruzioni elettromeccaniche e di mwcalocomotive a mwcqvapore ed mwcgelettriche in funzione dal mwcw1925 al mwda1948.

Contents

Note

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La storia

La CEMSA fu fondata a mweaSaronno nel mweq1925 dall'ingegnere mwegNicola Romeo e dal mwewCredito Italiano, negli stabilimenti della mwfaCostruzioni Meccaniche di Saronno, precedentemente acquisita. Nel mwfq1935, dopo una serie di svalutazioni del mwfgcapitale sociale, l'azienda fu acquistata dall'mwfwIRI e l'anno dopo fu venduta all'mwgaingegnere aeronautico mwgqGianni Caproni che già controllava l'mwggIsotta Fraschini.

Durante la mwhaseconda guerra mondiale, la CEMSA costruì armi leggere e, alla fine del periodo bellico, l'industria cominciò a produrre mwhqautomobili grazie anche alla collaborazione dell'Ingegnere mwhgAntonio Fessia, che nel mwhw1946 aveva lasciato la mwiaFIAT. In pochi mesi Fessia, che aveva trasformato la CEMSA in una realtà dedicata alla costruzione di auto sportivecite-ref-1[1], riuscì a progettare una vettura dalle caratteristiche tecniche innovative, la mwjqCEMSA Caproni F.11 (mwjgacronimo di Fessia 1100), che fu presentata al mwjwsalone di mwkaParigi nel mwkq1947.

Di tale modello furono prodotte solo 10 mwkwberline esemplari ed era prevista anche una versione mwlacabriolet, ma non fu realizzata a causa della crisi finanziaria che la colpì nel mwlq1948, anno della chiusura dell'azienda.

Uno dei prototipi della F.11 fu spedito negli mwlwStati Uniti con la speranza di concludere un accordo con la rete di vendita Tucker per la distribuzione negli USA del modello. Ma il progetto non ebbe seguito a causa della chiusura di entrambe le case costruttrici.

Nel mwmq1953, l'azienda mwmgbelga Minerva, acquistò una F.11 nel tentativo di metterla in produzione, ma anche questo progetto fallì.

La vettura

La F.11 fu realizzata da Antonio Fessia e aveva caratteristiche tecniche rivoluzionarie: mwngmotore a 4 cilindri mwnwboxer collocato a sbalzo rispetto all'asse anteriore, mwoacambio a presa diretta con leva al mwoqvolante, mwogsospensioni anteriori con balestra trasversale e mwowtrazione anteriore. Tutte queste soluzioni tecniche verranno poi realizzate in serie nel mwpa1960 con la mwpqLancia Flavia, progettata sempre da Fessia. Il disegno della mwpgcarrozzeria fu progettata dai tecnici dell'azienda e venne stilizzata definitivamente da mwpwBertone.

Alla chiusura della CEMSA quasi tutti i dieci modelli vengono dispersi. Un esemplare di F.11 in ottime condizioni sopravvive in esposizione al museo Volandia.

I rotabili ferroviari

La CEMSA costruì nel tempo numerose locomotive a vapore per le mwqwMCLcite-ref-2[2], mwsa11 locomotive del gruppo R.301 FS e mwsq22 locomotive del gruppo R.302 FS, la FSS 9 delle mwsgFerrovie Settentrionali Sarde.

Per le mwtaFerrovie Nord Milano CEMSA produsse le locomotive del gruppo mwtq280cite-ref-3[3]cite-ref-4[4] e mwvg290cite-ref-5[5]. In seguito la società costruì anche numerosi esemplari di locomotive mwww640 e mwxa740.

Nel 1924 una delegazione di funzionari delle FS, alla stazione di mwxgSeddin presso mwxwBerlino, in occasione di un congresso ferroviario si interessò alle nuove mwyaAutomotrici DWK costruite dalla mwyqDeutsche Werke Kiel A.G.. Si trattava di rotabili a due assi o a carrelli mossi da un motore Mercedes-Benz a 6 cilindri, alimentato a benzolo a ciclo Otto con carburatore, trasmissione composta da frizione e cambio meccanico a ingranaggi.

La ditta Romeo di Milano nello stesso anno ottenne la licenza di costruzione e la mise in atto nel nuovo stabilimento CEMSA di Saronno avviando la produzione di serie. Le FS ne ordinarono tre unità, due delle quali costruite direttamente a Kiel, con alimentazione a miscela di nafta e benzina con l'applicazione di uno speciale carburatore brevettato, Aliverti. Tali unità furono immatricolate C.8701, poi N.8701, del tipo 1 da 160mwyw CV e le C.8801-02 (poi N.8801-02) da 100mwza CV. Altre due unità furono acquistate dalla mwzqSocietà Italiana Ferrovie e Tramvie e dalla CFMT - Compagnie des Chemins de Fer du Midi de Italie, esercente la mwzgferrovia Alifana.

Sempre negli mwaaanni venti fu avviata la produzione di locomotive elettriche trifase (dei gruppi mwaqE.333, mwagE.552 ed mwawE.554 e a corrente continua (mwbaLocomotive FS E.626)cite-ref-6[6]. Seguirono i prototipi delle mwcqE.471 e le tre locomotive mwcgE.440 per la Ferrovia Alta Valtellina, costruite riutilizzando alcune componenti delle E.471 rimaste invendute dopo la rescissione del contratto da parte delle Ferrovie dello Stato. Il mancato pagamento da parte dell'azienda statale di quanto pattuito a seguito del rifiuto delle E.471 generò la crisi di liquidità che causò, con altri eventi minori, la fine della CEMSAcite-ref-7[7].

Note

cite-note-11. mwfqEnciclopedia dell'automobile, Script, Bologna, 2012, p. 227. Consultabile su mwfgGoogle books.
cite-note-22. In accordo con il sito mwggwww.steamlocomotive.info, nei primi anni duemila risultavano ancora esistenti le unità 502, 503, 504, 506, 402, 403 e 421. URL consultato nel gennaio 2015.
cite-note-33. Giovanni Cornolò, mwhgLe Ferrovie Nord Milano, Genova, Briano, 1970.
cite-note-44. mwigGara per la fornitura di 4 locomotive gruppo 280, Lombardia beni Culturali. URL consultato nel gennaio 2015.
cite-note-55. Giovanni Cornolò, mwjgCento anni di storia... delle Ferrovie Nord Milano, Globo edizioni, Trento, 1979, pp. 48-57.
cite-note-66. mwkgmwkwCEMSA - Caproni - Romeo, Associazione Museo Industrie lavoro Saronnese. URL consultato nel gennaio 2015.
cite-note-77. Erminio Mascherpa, E.471. Locomotive di sogno, Rovereto, Nicolodi, 2005.

Bibliografia

• citereferminio-mascherpaErminio Mascherpa, E.471. Locomotive di sogno, Rovereto (TN), Nicolodi, 2005, ISBN 88-8447-199-0.
• mwmwSalvo Bordonaro, Le locomotive di Nicola Romeo, in Tutto treno & storia, n. 27, Ponte San Nicolò (PD), 2012, pp. 60-69.

Voci correlate
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